Web Design Umbria e l’approfondimento su Kubrick: la SEO iniettata dall’ Overlook Hotel

I seo specialist, ossia coloro che cercano di ottimizzare i contenuti per i motori di ricerca, seguono regole molto scrupolose per arrivare prima possibile all’ obiettivo del posizionamento organico efficace. Analizziamo quello che accade in web design umbria  dove a ben guardare l’occhio attento e allenato coglie una serie di ricorrenze per la keyword web-design-umbria, analizzando il codice html dall’ interno vediamo che compare anche sull’ attributo alt delle immagini per la previsualizzazione e anche in modalità fantasma sul meta tag description con <meta name=”description” content=”tributo di web design umbria al genio Stanley Kubrick” />. Ok ma al di là della seo a modo mio e delle deviazioni in campo cinematografico con una mossa a doppia funzionalità (questa pagina da un lato difende e dall’ altro attacca sul lato opposto senza dare troppo nell’ occhio) che cosa bisogna fare concretamente per mettere queste “pseudotrappole” da cacciatori di frodo nel bosco (pardon, in rete) per gli spider?web design umbria Intanto essere onesti a livello di contenuto, qui l’intento si presume che sia nobile, studiare l’opera di Kubrick, esaltarne il genio creativo, capire perchè occupa una delle prime tre posizioni del podio a livello interplanetario etc etc, quando c’è contenuto forse i motori di ricerca sono più clementi e sorvolano su eventuali carenze tecniche? No ma le famose tecniche degli anni novanta dove la keyword veniva impressa con lo stampo in ogni angolo della pagina, persino usando pixel trasparenti da etichettare sul tag ALT, oggi sono brutalmente penalizzate e usabilità, contenuto sono criteri di valutazione importanti. In ogni caso prendiamo esempio dal sommo Stanley, sapeva fare tutti i mestieri che ruotavano nel mondo del cinema, spaziando dallo sceneggiatore al tecnico del montaggio video e la seo è solo un aspetto per chi come me vuole migliorare il suo profilo di webmaster dove il design va a braccetto con lo sviluppo ma anche con le problematiche connesse come seo-sem. All’ indirizzo del portale umbriawaysemplifica  avevamo creato un APP, ora è il caso di promuoverla e venderla (è solo una simulazione di quello che fa una azienda quando ha un prodotto che può soddisfare dei bisogni). web design umbriaOra le landing si possono fare facilmente ma se uno non ne ha voglia e vuole una grafica incisiva può rivolgersi a siti come https://html5up.net/ per abbellire le sue intenzioni. Come si sa la SEO funziona bene quando si arriva al massimo alla fine della seconda pagina, dopo gli utenti non hanno più voglia di scartabellare informazioni andando sulla terza etc, quindi al momento web-design-umbria come key ha bisogno di essere rivitalizzata. L’idea di potenziare la keyword con una doppia ripetizione https://www.farwebdesign.com/webdesignumbria/web-design-umbria.html non ha avuto molta risonanza, probabilmente perchè il tutto è strutturato male, tanto è vero che all’ inizio della pagina tre compare un https://www.farwebdesign.com/webdeveloperumbria/web-developer-umbria.html che invece per prossimità viene premiato con quella chiave. La seo è sperimentazione e misurazione, ma anche evoluzione: alla fine si può anche fare senza fare e dire senza dire, come fa esattamente questa nuova pagina dove anche le ricorrenze sulla key sono funzionali alle scelte fatte per estrapolare i cinque migliori film di Kubrick (chi sceglie alla fine è davvero web design umbria e la cosa non può essere messa in discussione in un ottica di ridondanza anche se può sembrare una forzatura). In ogni caso la landing qui assolve anche a una funzione di promozione di una APP che non c’è e quindi come le mosse a doppia funzionalità degli scacchi possono diventare utilissime nella strategia generale di comunicazione. La SEO come il diavolo abita nei dettagli ma Kubrik indirizzo https://it.wikipedia.org/wiki/Stanley_Kubrick sapeva fare montaggio video, scrivere, destreggiarsi con scenografie, fotografia e sceneggiature e naturalmente sapeva creare immagini immortali. Era in definitiva un ottimo webmaster, volendo fare i sacrileghi potremmo affermare che sapeva tutto nel suo settore specifico per non sapere nulla di niente, un ossimoro molto azzardato ma che rende l’idea. Così lasciamo fare la SEO al meglio a chi si concentra solo nell’ abito della sua disciplina: in questa fase a noi interessa estrapolare solo qualche emanazione in stile luccicanza Overlook Hotel e assemblare situazioni diverse per chiudere un ciclo: abbiamo costruito una APP (per studiare Android) e ora la stiamo vendendo (per finta!) senza trascurare le regole SEO. Manca ovviamente la parte finale nella filiera per la landing-page https://www.farwebdesign.com/web-design-umbria/, quella relativa a conversione e sostenibilità!

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, c’era una tabellina mysql e php che doveva leggere i dati…

web design umbria

Il modus operandi per costruire il mito https://it.wikiquote.org/wiki/Guerre_stellari_(film_1977) è sempre lo stesso per ogni nuova uscita: il film si apre con il testo blu statico “Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana….”, seguito dal logo di Guerre stellari. Solo che qui parliamo di MySql e l’incipit cambia: c’era una volta una tabellina lontana, lontana da gestire con il database mysql e php. web design umbriaAll’ indirizzo https://umbriawaytarget.wordpress.com/2020/06/05/albrecht-duerer-il-cavaliere-la-morte-e-loperatore-like/ dopo aver risolto un problema legato alla ricerca di un testo, ci siamo congedati con un altro problema (più che guerre stellari questo film qui sembra Pulp Finction, sono Wolf e risolvo i problemi!) ossia come interrogare più campi. Dopo attimi di smarrimento abbiamo risolto grazie all’ uso di un operatore logico l’ OR sparato nella select, ma andiamo per gradi. C’era una volta in una pagina web lontana lontana (si presume dalle parti di Arezzo visto che i server di un noto service provider stazionano da quelle parti) un form che aveva questa sintassi:

<form action=”nomepage.php”>
<input type=”text” placeholder=”Search..” name=”search”>
<button type=”submit”><i class=”fa fa-search”></i></button>
</form>

La casella testo è stata schedata in commissariato con la dicitura: name=”search” che non é altro il nome della variabile che viene sparata sulla pagina di accoglimento del proiettile. Detto secondo le specifiche tecniche la variabile viene lanciata con il metodo get sulla URL con la formula tipo:

http://umbriagallery/action_page.php?search=testoselezionato

dall’ altra parte come specificato nell’ articolo precedente si ha un comitato di accoglienza per lavorare la variabile e renderla masticabile dalla successiva query:

if (!isset($_GET[‘search’]) || $_GET[‘search’] == null) {
header(“Location:404.php”);
} else {
$search = $_GET[‘search’];
}

c’è una istruzione condizionale che va a sondare il contenuto della variabile search se è piena e non è vuota o nulla, quello che accade è che il valore del campo testo diventa ufficilamente una variabile recuperata con la superglobals costante $_GET. Questa variabile cade come una pallina per le estrazioni del lotto nel macinino che estrarrà i dati da una query che prima era:

$stmt = $dbh->query(“SELECT * FROM gallery WHERE cap LIKE ‘%$search%'”);

ora dobbiamo modificare questo valore per fare in modo che la ricerca finisca in due campi diversi come contenuto e quindi il tutto diventa:

$stmt = $dbh->query(“SELECT * FROM gallery WHERE descrizione OR cap LIKE ‘%$search%'”);

web design umbriacioè abbiamo esteso la ricerca anche al campo cap per cercare anche le località tramite numero (anche se come tipo di dati per il DB MySql sono solo varchar ossia stringhe testo) grazie all’ uso dell’ operatore LOGICO OR che amplia le condizioni vere a disposizione di una istruzione per eseguire il suo contenuto. Testando il tutto funziona senza controindicazioni come testimoniato dalla gallery. Come al solito i problemi pratici si risolvono sporcandosi le mani sul campo e studiando anche le idiosincrasie di Lucas con l’incipit iniziale https://it.wikipedia.org/wiki/Sequenza_di_apertura_di_Guerre_stellari dove scopriamo che la soluzione alla sequenza iniziale arriva come ispirazione dalla scena iniziale di Union Pacific di Cecil B. DeMille (1939), la via dei giganti, che non riuscì a prendere premi importanti solo per le criticità del periodo storico (1939).

NB: in seguito a pubblicazione modifiche codice su ambiente di produzione, ci siamo accorti che la formula indicata qui stranamente funzionava solo in locale, dopo una fase di esperimenti il tiro è stato aggiustato con le seguenti due proposte di soluzione:

//ERROR SELECT * FROM gallery WHERE descrizione OR cap LIKE ‘%$search%’;
//correct SELECT * FROM TBL WHERE descrizione LIKE ‘%$search%’ OR cap LIKE ‘%$search%’;
//correct * FROM TBL WHERE CONCAT(descrizione,cap) LIKE ‘%$search%’;

Come si può notare da web design umbria la casella di ricerca può estrapolare dati su campi multipli, ossia pescando codici dal campo codice avviamento postale o nomi con vari criteri da descrizione.

La donna che programmò due volte, prima in Java e poi in Kotlin: perché Android Studio é più facile da inquadrare di un film di Hitchcock!

 

web design umbria

Il film inizia con un flashback: l’eroe, se così possiamo definirlo, si lancia alla conquista di Android Studio e Java per creare App native sullo store dedicato. Installa il software su Acer con 8 di ram a disco meccanico con una capacità di hard disk limitata e un processore AMD per scoprire dopo fasi tormentate che gli emulatori virtuali per simulare il funzionamento di una App non girano di default sugli AMD (ossia per usufruirne bisogna trovare degli escamotage complicati) e anche che il dinosauro non gira bene su una macchina con caratteristiche così limitate. Flash-forward: Netflix mostra un famoso incipit fumettistico con vortici  di antimateria che ruotano a inghiottire personaggi vittime di fobie oscure, come quella di James Stewart per il vuoto, segnata da un dramma ancora irrisolto. Da qui in poi il film diventa un guazzabuglio barocco teso a risolvere l’enigma della belissima Kim Novak che non sa bene chi sia (o ci fa?) e così il novizio spettatore capisce dopo essere rimbalzato malamente su Android Studio che la comprensione della trama dispiegata nel film è molto più complessa che imparare a fare APP Native con Java e il suo ambiente di sviluppo. Quindi si ricomincia da zero, questa volta procurandosi una macchina SSD con 16 di RAM da un tera, degna delle iperboli creative del famoso regista maestro di Truffeaut. Da questo momento in poi gli inganni e i baci dei due protagonisti, insieme vittime e carnefici, si perdono nell’immortalità di una pellicola che ha segnato la storia del cinema, la donna che visse due volte o anche VERTIGO, regia del maestro inglese del brivido Alfred Hitchcock, anno 1958, approfondimenti su https://it.wikipedia.org/wiki/La_donna_che_visse_due_volte ; siamo quindi alle prese con la fase di preparazione dell’ ambiente, molto delicata prima di iniziare a scrivere codice e a verificare la consistenza degli emulatori. Intanto la prima cosa che si impara dai titoli di testa è che Studio Android funziona con Java, quindi la prima cosa da fare è scaricare comunque il nostro pacchettone dal sito della Oracle, indirizzo https://www.oracle.com/java/technologies/javase-downloads.html senza entrare nei misteri della java virtual machine e del convertitore JRE, Java Runtime, altrimenti l’effetto sarebbe come quello del detective Fergusson che guardando in basso ad altezze vertiginose si fa imbrogliare dai due gaglioffi incastratori. Superata l’ebrezza del vuoto come l’eroe nella sequenza finale, non resta che recarsi all’indirizzo https://developer.android.com/studio/ e superare anche l’ultimo trauma. Fortunatamente il tutto avviene in automatico e nell’ IDE viene implicitamente inserito anche il download da quasi 900 MB di byte del pacchettone SDK, software developer kit, cassetta degli attrezzi indispensabile per far girare tutti gli ingranaggi. Ok si sceglie dove installare e la trama si snoda senza torbide colonne sonore a evidenziare i momenti topici di tensione. Alla fine si arriva fino in fondo usando solo intuizione e pochi semplici click. Come epilogo non mi tocca come premio lo squisito bacio della Novak ma avrò pur sempre qualcosa che sembra funzionare, perché andando sul menù TOOLS alla voce AVD (manager di gestione dei device virtuali o anche android virtual device), aprendo posso scegliere, configurare e lanciare l’emulatore, senza dover consultare un terapeuta per la paura delle grandi altezze. Prima di fare questa operazione abbiamo ovviamente configurato un progetto in bianco per prendere familiarità con l’ambiente e vedere cosa riservava anche la voce SDK presente sempre sulla barra dei menù sempre alla voce TOOLS, dove é possibile configurare le varie versioni in modo da coprire tutte le opzioni di programmazione offrendo versioni di sviluppo variegate per colmare ogni esigenza. La IDE cambia spesso impercettibilmente nel tempo, per cui la navigazione grafica e il modo di utilizzo del software è soggetto a dinamici cambiamenti e l’installazione che era proposta ieri come sequenza di operazioni per configurare il tutto, oggi spiazzerebbe qualsiasi intrepido scalatore di campanili, come proposto dal genio del brivido londinese.

CONCLUSIONI di web design umbria: se hai problemi con le altezze, guardati VERTIGO ma se hai problemi con Studio Android per imparare a fare APP Native in Java, non pensare che non ci hai capito nulla perché a volte le trame a un primo impatto sono difficili da decodificare e servono almeno due tentativi, come la donna del titolo che installò due volte. A questo punto non rimane che sporcarsi le mani (nel senso propositivo del termine) con il codice, perché la fase di preparazione dell’ ambiente di sviluppo è felicemente completata. Per esempio potremmo cimentarci con le basi, il codice seguente per esempio é una classe che rappresenta un entry point che lancia la nostra prima activity (definizione di interfaccia grafica), ossia un layout di nome activity_main che è presente come risorsa all’interno dell’ oggetto R. Si noti come l’estensione della classe di lavoro AppCompatActivity presenta una sovrascrittura dei metodi presenti nella superclasse MainActivity che estende tutti i suoi superpoteri alle classi figlie estese:

public class MainActivity extends AppCompatActivity {

    @Override
    protected void onCreate(Bundle savedInstanceState) {
        super.onCreate(savedInstanceState);
        setContentView(R.layout.activity_main);
    }
}

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