Il burrascoso viaggio della Mayflower del 1620

umbriawaynoirParliamo della colonizzazione dell’ America del Nord. Lo si sa le grandi crisi producono grandi sconvolgimenti. C’era una volta una terra promessa capace di risanare tutte le ingiustizie sociali, ricca di risorse e di bellezze da condividere. C’era una volta anche la chiesa cattolica apostolica romana. Bè in quasi tutti gli anfratti europei forse ma non di sicuro in Inghilterra agli inizi del 1600. Gli inglesi si dissociarono dal potere centralizzato del Papa e dichiararono anche essi una loro chiesa cattolica che ereditava le stesse norme papali (riti, inni, salmi e preghiere). Tuttavia anche a scissione effettuata alcune frange ideologiche ritenevano che quei riti e quelle procedure dovessero essere riviste, cambiando la chiesa dall’ interno, come i puritani per esempio. Nacquero altri gruppi ribelli come i separatisti ad esempio, che riadattavano il culto più vicino alle loro esigenze e che per questo vennero sanzionati e puniti severamente anche con condanne in pubblico ludibrio. Questo divieto costrinse “gli innovatori” a trasferirsi altrove, in particolare nella più tollerante Olanda, che tuttavia non riusciva (o non voleva) reinserirre i dissidenti religiosi seppure in sintonia con le loro idee. Allora non restava che la fuga oltre oceano, l’America del nord in quel periodo era una terra fertile e rigogliosa, ricca di risorse e di traffici commerciali. Già nel 1585 gli inglesi fondarono la colonia di Roanoke (Carolina del Nord) che però è abbandonata dopo 5 anni. Il primo insediamento ufficiale risale al 1607 a Jamestown, in Virginia, mentre l’anno dopo coloni francesi fondano Quebec in Canada. Nel 1620 quindi alcuni inglesi che in Inghilterra non potevano praticare il culto desiderato, presero due navi e varcarono l’oceano Atlantico in cerca di fortuna animati da grande entusiasmo e fervore religioso. Ben presto una nave per alcune traversie fu resa inutilizzabile e rimase solo il mitico Mayflower che imbarcò tutti i superstiti, che si fecereo chiamare padri pellegrini che all’ interno della traversata fecero nascere un patto che seppure sanciva la loro apparteneneza giuridica inglese, le loro leggi potevano in qualche modo essere riadattate per le esigenze della sopravvivenza del gruppo, senza dipendere in maniera centralizzata dal loro governo. Si stabilirono con poche unità sopravvissute al dispendioso viaggio a Playmouth sempre nel 1620 che di fatto è la prima comunità religiosa ufficiale. Da notare che i traffici commerciali all’ epoca erano molto intensi e l’Olanda in questo quadro di conquiste era protagonista, basti pensare all’ isola di New York monopolizzata a fini strategici nel 1613. I lunghi fiumi del Canada garantivano un flusso di merci ricco e prolifico per tutte le comunità ambiziose che raggirando in alcuni casi i nativi indiano locali, non si facevano talvolta scrupolo di oltrepassare le leggi non scritte dell’ etica e della morale. Questo quadro presto sfociò in tensione anche tra gli stessi governi e le comunità inviate ad occupare il territorio, tanto che per esempio gli inglesi istituirono delle leggi a personam in cui si dichiavaravano fuorilegge tutti coloro che per far transitare le merci non usavano i soldati e le navi di stato. Del resto i mitici del Mayflower furono i primi a sperimentare per primi una forma di autogoverno ispirata al modello parlamentare inglese dove il goveranote veniva eletto dal monarca britannico mentre i parlamentari locali venivano decisi dai coloni. Ben presto però ci si rese conto che le maerie prime erano così appetibili da imporre una sorta di monopolio da parte della monarchia inglese per niente disposta a fare beneficenza e nacquero quindi contrasti cruenti dopo il famoso atto di navigazione che limitava le colonie. Ecco quindi che una politica espansionistica di conquista, sollecitata dal governo centrale stesso che riconosceva dei crediti ai colonizzatori, divenne ben presto fonte di contrasto e di avidità, anche e soprattutto verso i nativi locali che detenevano il controllo diretto delle loro risorse che ogni volta dovevano essere negoziate. La convivenza pacifica tra etnie diverse fu profondamente turbata dalla saturazione dei conquistatori europei che sempre di più si orientavano verso l’America del Nord per fare velocemente fortuna (in particolare il commercio delle pelli era uno dei tanti oggetti del contendere). Fu naturale per l’Inghilterra imporre delle regole anche con violente rappresaglie per tutelare un mercato che rischiava di estrometterli a livello locale. Quello che era un autentico paradiso agli inizi del seicento si trasformò ben presto per tutti in uno scenario di conflitti e di tensioni che finirono ben presto per fare danni letali ai nativi locali. Da notare come tra le grandi potenze europee come Francia, Spagna, Inghilterra, Olanda e Portogallo che erano più vicini alle Americhe e all’ Atlantico fu automaticamente estromessa la povera Italia in declino sotto l’egemonia ferraginosa degli spagnoli che erano ormai giunti all’ apogeo delle loro glorie e conquiste, un Italia che aveva perso lo splendore delle repubbliche marinare rinascimentali dopo la sconvolgente scoperta di Colombo del 1492.

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