Federer quando la fa facile e vince i tornei del Grande Slam con disinvoltura é simile a un carrello elettronico progettato con php, mysql e paypal?

Quante operazioni mentali compie Federer quando colpisce la palla? Sta giocando il tie-break decisivo del quinto set in un Grande Slam e ha un match point. L’avversario ha un servizio potente e imprevedibile, Federer aguzza lo sguardo da diventare un falco pronto a reagire alla minima sollecitazione. Quando la palla impatta verso il centro del campo Federer fa un balzo felino e calcola la traiettoria di arrivo: non solo, il corpo e i sensi si prepara non con l’esperienza e la migliore percezione di un superoe della Marvel a decidere in un istante la sorte della palla. Che cosa vuoi fare Federer limitarti solo a mandare la palla al di là della rete per deciderla al prossimo colpo? O vuoi tentare una magia che chiude il match? Federer scegli  in un millesimo di secondo la seconda opzione, sistema i piedi nel modo migliore, riesce a portare il colpo nel posto giusto al momento giusto trovando in velocità la postura corretta e il punto di rimbalzo della palla viene calcolato alla perfezione: il lungo linea che ne scaturisce è da urlo e passa l’avversario che aveva tentato di portarsi a rete per pareggiare l’incontro ma la palla finisce sull’ incrocio delle righe e Federer vince l’ennesimo torneo internazionale facendo sembrare tutto semplice, tempestivo e armonico quando in realtà la complessità che ha dovuto superare per arrivare all’ obiettivo non è roba su cui si può sorvolare. Immaginiamo adesso un utente che non trova un vino in commercio nel quotidiano e vuole acquistarlo on-line. Trova un e-commerce che gode di ottima reputazione in rete, si registra sul portale e seleziona i prodotti dal carrello elettronico. Ne prende diversi, poi ci ripensa, poi cambia le quantità e cancella alcuni ITEM e infine usando la carta di credito paga l’importo e deve solo attendere il corriere in settimana che gli consegnerà il tutto. Ci sono così tante differenze tra quello che ha fatto Federer in una frazione di secondo e quello che fa l’utente acquistando in rete completando un ordine velocemente con qualche click? Anche qui sembra tutto facile, ma quanta complessità ritroviamo tra le due situazioni? Nel primo caso abbiamo la percezione di un umano che fa un gesto atletico straordinario scegliendo in un istante tutta una serie di parametri che gli consentono di scoccare un colpo vincente (calcolo della traiettoria di arrivo, posizionamento del corpo dopo una corsa, imprimere forza sulla palla angolando in maniera perfetta la racchetta verso un punto che viene scelto con cura) mentre nel secondo caso abbiamo un utente che clicca sul pulsante abbinato al prodotto, passa una query pari all’ ID del prodotto, recupera le informazioni di prezzo dal database e aggiungo il prodotto alla variabile di sessione carrello/idprod con valore qta=1 e aggiorno la variabile di sessione tot_prezzo: infine mostro il contenuto del carrello. Ma non finisce qui perché poi recupero la variabile di sessione tot_prezzo. Aggiorno la variabile di sessione carrello/idprodotto con la nuova qta associata. Aggiorno la variabile di sessione tot_prezzo. Cancello la variabile di sessione tot_prezzo. Carico la pagina con il modulo d’ordine. Questo lungo parallelismo ci porta dove volevamo arrivare, le cose non sono mai facili come sembrano e anche quando sembra che sia tutto semplice andando a scavare nel backstage scopri che le dinamiche che fanno funzionare quel prodotto (che sia Federer o un oggetto come un carrello elettronico poco importa) sono sempre complesse anche quando ridotte all’ osso e con un click porti a casa l’ordine. Grazie all’ Ing. Copelli WEBSU https://su.video-corsi.com/ ottima piattaforma didattica abbiamo dato un occhiata a quello che significa in pratica questa complessità. Nel tutorial dove si simula la costruzione di un e-commerce usando tecnologie come php-mysql e paypal, abbiamo familiarizzato sulla cura e la meticolosità che servono per far nascere un progetto simile, qualsiasi cosa si voglia vendere. Tralasciando gli aspetti legali, burocratici e amministrativi che sono tanti e tutti da conoscere prima di rendere il proprio carrello elettronico un servizio pubblico, la fase di preparazione deve essere accurata e analizzata al dettaglio altrimenti si rischia di incappare nel blocco del programmatore, simile a quello dello scrittore, dove si sa come partire ma non si hanno le idee chiare su dove arrivare. Dovrò in sostanza pianificare una serie di azioni e mettere in piedi pagine, pulsanti e azioni che dovranno rispondere a esigenze ben precise. Dovrò inizializzare una variabile di sessione che al suo interno dovrà contenere alcune variabili come tot_prodotto e tot_prezzo e anche un array di dati composto da informazioni recuperate da un database di supporto come idprod1, id prod2 e le rispettive quantità. Dovrò preoccuparmi di tenere la variabile tot_prezzo aggiornata. Lo stesso ddevo fare per tot_prodotto. Dovrò prevedere una inclusione di pagine nel mio pragetto che in ogni fase mi mostrerà a video i dati aggiornati durante la mia navigazione, insomma una VISION è fondamentale prima di mettere in piedi un meccanismo vincente come il colpo deciso da Federer in una minuscola frazione di secondo. Stiamo parlando ovviamente di un tutorial didattico proposto da uno dei più validi formatori in circolazione sul territorio che dobbiamo considerare come ridotto all’ osso e vettoriale nella sua forma grezza, essenziale e minimalista alla Carver. Insomma figuriamoci a quante grane vado incontro se dovessi costruire un satellite che deve raggiungere Plutone! Memorizzando le variabili di sessione che sono una sorta di territorio protetto che conservano la flora e la fauna delle informazioni, in questo caso i nostri dati selezionati, svincolandoci dalle problematiche dei database che a noi servono solo per recuperare le informazioni unitarie, abbiamo così trovato la soluzione ai nostri problemi. Ma certamente la fase di preparazione non è ancora finita perché dovrò prevedere diverse funzioni in cui gli utenti risponderanno per fare delle cose. Gli utenti selezionano e aggiungono. Gli utenti in base alle loro scelte aggiornano il carrello. Gli utenti hanno dei ripensamenti e cancellano. Gli utenti infine decidono che ne hanno avuto abbastanza e comprano usando paypal e carta di credito. Fine della storia. Quindi per costruire il mio accrocchio avrà bisogno di particolari funzioni che svolgeranno compiti precisi:

una function add_prodotto()

una function update_prodotto()

una function del_prodotto()

una function show_carrello()

una function show_totale()

come ci suggeriscono i nomi delle funzioni add sta per aggiungere, update per aggiornare i dati dopo l’inserimento, del per cancellare a seconda dei ripensamenti dell’ utente e le due funzioni di mostra sono interattive come interfaccia grafica per l’utente che avrà sempre modo di modificare le sue selezioni. Non solo ma dovrò prevedere delle situazioni in cui le azioni sono guidate dalle scelte fatte dall’ utente: quinsi se l’utente fa x tu fai questo, se sceglie y, fai quest’ altro, se opta per x allora dirottalo su quella procedura a seconda dei casi update, delete o add. Ancora convinti che le cose semplici non siano anche complesse? Dovrò immaginare delle variabili di ingresso che entrano nelle pagine in base ai criteri sscelti dall’ utente e che queste variabili debbano essere cattuate e veicolate verso azioni specifiche in base a un meccanismo di trasmissione che avviene sulla url con il metodo get e di cattura. Vediamo ad esempio cosa troviamo in Home Page come contenuti:

-In alto per prima cosa ha le sue sessioni attivate, un pò di inclusioni e poi la funzione set_session() che dovrà abbracciare il valore delle nostre selezioni, accudire i dati selezionati e aggiornarli di volta in volta:

<?php
session_start();
include(‘include/libreria_carrello.php’);
include(‘include/db_inc.php’);
set_session();
?>

sempre in alto nella zona dedicata al carrello ci ritroviamo un <p class=”alignr”><?php show_totale(); ?></p> che tiene aggiornato il totale delle nostre spese. Sotto ci sarà una banale (si ha un pò di paura a usare questo termine dopo aver processato il braccio di Federer!) SELECT che fa ruotare i campi della tabella contenuta nel database mysql, collegato grazie all’ inclusione db_inc.php precedente, con la voce critica aggiungi al carrello. Questa voce è vitale perché:

<p class=”alignr”><a href=”mostra_carrello.php?action=add&idp=<?php echo $idp?>” >Aggiungi al carrello</a></p>

passerà a una pagina di nome mostra_carrello.php tramite il metodo get del punto di domanda una azione di richiamo funzione che prende l’id del prodotto selezionato e lo va a inserire nella nostra variabile di sessione che registra i nostri movimento per approdare infine al carrello. A questo punto è chiaro che abbiamo bisogno di una libreria di appoggio che conterrà delle funzioni ognuna delle quali impiegata per un compito specifico il file appunto incluso da include(‘include/libreria_carrello.php’); il nome da dare a queste funzioni dovrà essere esplicativo del lavoro che svolgerà lo snippet di codice, così su php show_totale(); non abbiamo nessun dubbio su dove vogliamo andare a parare. A questo punto senza vedere le altre pagine che fanno il lavoro sporco, ci siamo resi conto di avere raggiunto il nostro obiettivo che era quello di capire cosa c’è dentro la testa di Federer quando sferra un colpo vincente e porta a casa una partita e magari con essa anche un torneo di grande prestigio. In rete sulla storia di questo grande campione abbiamo molto materiale da sviscerare, vedere per esempio http://www.faccebook.eu/wp/2016/09/28/roger-federer-perche-e-il-piu-grande-di-roberto-dingiullo-recensione/ . Per questo turial di sperimentazione di Umbriaway Consulting é tutto. Per gli approfondimenti legati alla costruzione di un prototipo di carrello elettronico primordiale si consiglia l’iscrizione alla piattaforma del bravo Ing.Copelli https://su.video-corsi.com/

“Non ho mai battuto Federer, è troppo per me.
Ma magari quando lo affronterò nel Senior Tour …”
(David Ferrer, ex numero due del mondo, commentando l’inquietante conteggio negli scontri diretti con Federer: 0-16)

Creare progetti con VUE JS da riga di comando senza buttare il PC dalla scogliera

React, Angular, Vue sono strumenti indispensabili richiesti per il ruolo di programmatore front-end. Il modo migliore per rompere le difficoltà di apprendimento è buttarsi in acqua è provare a nuotare perchè la difficoltà senza un approccio pratico per costruire progetti come si dice in gergo “miagolerebbe nel buio”. Quando si crea una nuova app Vue, il modo migliore per iniziare e utilizzare rapidamente è utilizzare l’interfaccia della riga di comando di Vue. Piuttosto che iniziare tutto da zero come facevano i web designer vecchio stampo, da Common Line Interface avrai a disposizione una serie di strumenti che ti consentiranno di ottenere un AMBIENTE PREFIGURATO. In questo tutorial vediamo quindi come installare il tutto per partire con i nostri progetti con questa tecnologia che tra le varie in Javascript lato server ha la curva di apprendimento meno complicata rispetto all’ acquisizione di strumenti monolitici e maggiormente impegnativi nella comprensione come Angular. La Vue CLI è uno strumento completo per lo sviluppo e la prototipazione rapida di Vue.js, procediamo nella pratica. Per procedere abbiamo bisogno di avere installato sulla nostra macchina la somma divinità NODE: https://nodejs.org/en/ in quanto offre la gestione dei pacchetti da installare con il noto node packager manager, NPM. Da finestra window richiamabile tramite il comando CMD da esegui creiamo prima una cartella sul desktop con nome arbitrario del tipo progettovue poi ci si posiziona all’ interno della directory con il famoso comando dos CD (change directory) e infine digitiamo:

npm install -g @vue/cli

A questo punto per controllare quale versione di vue/cli ho installato digito il comando:

vue–version

e ottengo la seguente risposta:

“vue–version” non è riconosciuto come comando interno o esterno, un programma eseguibile o un file batch. Questo perchè semplicemente ho sbagliato a digitare perché i comandi richiedono una sintassi molto precisa, quindi dopo aver corretto in vue –version aggiungendo lo spazio, avrò ottenuto a video:

@vue/cli 4.3.1

A questo punto curiosi non possiamo che correre avedere il contenuto della nostra cartella sul desktop creata precedentemente e ci accorgiamo che è vuota, come può essere possibile? La nostra cartella progettovue creata prima è vuota ladies e gentleman! Ma certo, quando abbiamo impartito il comando npm install -g @vue/cli non abbiamo preconfigurato all’ istante il software necessario per VUARE (neologismo?) ma ci siamo solo messi nella condizione di avere gli strumenti utili necessari per procedere poi con l’avvio di un progetto, quindi come faccio a creare un progetto? Digitiamo quindi quando siamo posizionati in desktop il comando, dove il comando example-vue-project è il nostro nome arbitrario che possiamo modificare a piacimento:

vue create example-vue-project

dopo parecchio avremo a disposizione il famoso coltellino svizzero all’ interno della cartella che adesso è diventata magicamente piena di strutture, directory, relazioni, figle di configurazione etc etc. Durante l’installazione abbiamo due opzioni, lasciando il predefinito di default installeremo due plug-in molto importanti: Babel per la traduzione di JavaScript moderno ed ESLint per garantire la qualità del codice. Se invece vogliamo personalizzare l’installazione ricordiamoci che vue/cli ci mette a disposizione numerosi altri plug-in come:

TypeScript
Progressive Web App support
Vue Router
Vuex(Vue’s official state management library)
CSS Pre-processors (PostCSS,CSS modules,Sass,Less&Stylus)
Linter/ Formatter usingESLintandPrettier
Unit Testing usingMochaorJest
E2E Testing usingCypressorNightwatch

A questo punto verrebbe da chiederci che cosa abbiamo fatto fino a questo punto. Ebbene qualcosa di pratico è stato ottenuto. Posizioniamoci all’ interno della directory con il comando cd example-vue-project dopodichè digitiamo questo potentissimo elisir:

npm run serve

 

alla fine di questa operazione la finestra a riga dic omando sputerà fuori un link, che è quello localhost con una porta attaccata da cui faremo un copia e incolla su un browser qualsiasi. Dopo aver digitato invio il nostro navigatore preferito visualizzerà il primo passo per un uomo, ma grande per l’umanità. Ovviamente non è proprio così ma rende bene l’idea. Siamo riusciti a completare il primo step per imparare VUe, nel senso che abbiamo tutta l’impalcatura pronta per mettere in piedi la cupola del Brunelleschi. Adesso il vero problemaè un altro come si costruisce la cupola del Brunelleschi in Vue? Ipotizziamo infine che siamo riusciti a costruire la cupola. La cartella contiene quasi cento mega di materiale come posso solo pensare di trasferire tutte queste dipendenze su Aruba o qualsiasi altro fornitore di spazio web con un simile flusso di dipendenze? Niente paura c’è un comando che mette in piedi solo l’essenziale per la pubblicazione e cioè:

npm run build

Questo genererà tutto in una cartella DIST all’interno del tuo progetto. Alla fine dell’ esecuzione la CLI è così gentile da dirci anche che ulteriori ragguagli sono fruibili all’ indirizzo: https://cli.vuejs.org/guide/deployment.html. All’ interno della DIST avrò tutto, ovviamente lanciando la pagina html vedrò il nulla se il progetto è vuoto ma nella DIST c’è quello che serve da pubblicare! Proviamo a questo punto a dare il seguente comando:

vue inspect

quello che verrà generato a video è la mappa delle reference usate da vue nel suo progetto che non è proprio uguale al contenuto del file package,json presente nella root della cartella, che noi sappiamo essere il pannello di controllo centrale dell’ intera applicazione in quanto consente di gestire come un motore l’intera struttura di dipendenze. Il servizio CLI Vue è una dipendenza runtime (@ vue / cli-service) che estrae il webpack e fornisce configurazioni predefinite. Può essere aggiornato, configurato ed esteso con plugin. Fornisce script multipli per lavorare con progetti Vue, come gli script serve, costruisci e ispeziona. Abbiamo già visto il servizio e creato script in azione. Lo script inspect consente di ispezionare la configurazione del webpack in un progetto con vue-cli-service. Come puoi vedere, questo produce molto output. Più avanti vedremo come modificare la configurazione del webpack in un progetto CLI Vue. Un progetto Vue generato con l’interfaccia della riga di comando ha una struttura predefinita che aderisce alle migliori pratiche. Se si sceglie di installare plugin aggiuntivi (come il router Vue), la CLI creerà anche i file necessari per utilizzare e configurare queste librerie. Diamo un’occhiata ai file e alle cartelle importanti in un progetto Vue quando si utilizza il predefinito:

public . This folder contains public files like index.html and favicon.ico . Any static assets placed here will simply be copied and not go through webpack.
src . This folder contains the source files for your project. Most work will be done here.
src/assets . This folder contains the project’s assets such as logo.png .
src/components . This folder contains the Vue components.
src/App.vue . This is the main Vue component of the project.
src/main.js . This is the main project file which bootstraps the Vue application.
babel.config.js . This is a configuration file for Babel.
package.json . This file contains a list of the project’s dependencies, as well as the configuration options for ESLint, PostCSS and supported browsers.
node_modules . This folder contains the installed npm packages.

Vue CLI v3 è progettato pensando all’architettura del plugin. In questa sezione, esamineremo quali sono i plug-in e come installarli nei tuoi progetti. Vedremo anche alcuni plugin popolari che possono aiutare ad aggiungere funzionalità avanzate installando automaticamente le librerie richieste e configurando varie impostazioni, che altrimenti dovrebbero essere eseguite manualmente. Plugin CLI sono solo pacchetti npm che forniscono funzionalità aggiuntive al tuo progetto Vue. Il binario vue-cli-service risolve automaticamente e carica tutti i plugin elencati nel file package.json. La configurazione di base per un progetto Vue CLI 3 è webpack e Babel. Tutte le altre funzionalità possono essere aggiunte tramite plugin. Esistono plugin ufficiali forniti dal team Vue e plugin della comunità sviluppati dalla comunità. I nomi dei plug-in ufficiali iniziano con @ vue / cli-plugin- e i nomi dei plug-in della comunità iniziano con vue-cli-plugin-.

I plugin ufficiali di Vue CLI 3 includono:

Typescript
PWA
Vuex
Vue Router
ESLint
Unit testing etc.

I plugin vengono installati automaticamente durante la creazione del progetto o esplicitamente installati successivamente dallo sviluppatore. È possibile installare molti plug-in integrati in un progetto durante l’inizializzazione del progetto e installare qualsiasi altro plug-in aggiuntivo nel progetto utilizzando il comando vue add my-plugin in qualsiasi punto del progetto. Puoi anche installare plugin con preset e raggruppare i tuoi plugin preferiti come preset riutilizzabili che puoi utilizzare in seguito come base per altri progetti.Esistono molti plug-in VI CLI che potresti trovare utili per i tuoi prossimi progetti:

vue-cli-plugin-nuxt: un plugin CLI Vue per creare rapidamente un’applicazione Vue universale con Nuxt.js

vue-cli-plugin-bootstrap: un plug-in VI CLI per l’aggiunta di Bootstrap 4 al progetto

il webpack viene estratto dall’interfaccia della riga di comando di Vue e dalle diverse API fornite per accedere e modificare la configurazione del webpack. La maggior parte della configurazione del progetto per Vue CLI viene astratta in plug-in e viene unita alla configurazione di base in fase di esecuzione. Ma in alcune situazioni potresti voler modificare manualmente la configurazione del webpack per il tuo progetto. In tal caso, puoi creare un file vue.config.js nella radice del progetto e quindi effettuare qualsiasi configurazione all’interno di un’opzione configureWebpack:

module.exports = {
configureWebpack: {
// custom config here
}
}

Ma se volessi usare una interfaccia grafica ho qualcosa per soddisfare le mie esigenze? Digitare il comando:

vue ui

alla fine della fiera la finestra dos mostrerà il link dove il tutto è disponibile di norma all’ indirizzo http://localhost:8000/project/select . Tutta la parte di sviluppo grafico sarà trattata in uno dei futuri articoli di Vue presenti sui portali Umbriaway Consulting, al momento per iniziare c’è tanta birra sul fuoco (ma era così?).

SEO: ma è vero o non è vero che?!

web developer umbriaAlla redazione di web design Umbria pervengono costantemente delucidazioni sulle problematiche seo legate al posizionamento. Ma è vero che un buon titolo non deve superare i dodici caratteri? Vero! Ma è vero che un buon titolo deve essere persistente, congruente, prominente? Vero! Ma è vero che un buon titolo deve contenere le keyword inserite poi anche nel testo del documento? Vero! Ma è vero che il titolo deve essere sempre diverso per tutte le pagine del proprio sito? Vero, risponde web developer Umbria, che si ferma un attimo per riprendere fiato. Con il titolo io comunico il tema della pagine ai miei potenziali clienti quindi è chiaro che il tema scotta e anche non poco! Ci sono strumenti in rete che possono aiutare in queste questioni, tra cui il famoso: https://search.google.com/ . Ma ora non distraete Digital Strategist Umbria dal continuare il suo gioco del true o false: ma è vero che se ho un sito web che intende vendere mobili e al posto di scrivere nella pagina web di un prodotto specifico qualcosa di congruente tipo “poltrona reclinabile rivestita” ma inserisco terremoto in Italia Centrale sto facendo una cazzata? Certamente! Ma è vero che se inserisco frasi di benvenuto come welcome al posto delle keyword calde faccio una cazzata? Aridaje, ma certamente, gli spider tendono a ignorare le stop word costituite da articoli, preposizioni, congiunzioni se non fanno parte di una chiave mirata. Attenzione allo spam però, perchè una ripetizione ossessiva rischierebbe di penalizzarci. Attenzione anche a lasciare vuoto il tag TITLE. Attenzioni anche a non entrare in conflitto con parole chiave abusate sul web, denominate “poison word”, evitare quindi l’uso nei titoli di parole come link, directory, forum etc. Quando Google estrapola i titoli, non sempre viene mostrato quello del tag corrispondente, ma la query di ricerca congiuntamente ai contenuti delle ancore, all’ analisi dei titoli del feed rss, ai contenuti delle directory come dmoz, all’ url della risorsa porta poi all’ elaborazione in uscita di un titolo ottimizzato. Non sorprendiamoci quindi se la nostra pagina web a volte ha un titolo che differisce da quello riportato da Google. E a questo punto con social media marketing Umbria torniamo a occuparci del vero o non è vero. Ma è vero che il tag description è importante perchè la sua definizione verrà estrapolata come sintesi per quel sito? Vero! Ma è vero che la description va curata ai minimi termini e resa essenziale in modo da circoscrivere e localizzare il fenomeno? Ma è vero che non deve superare le 12-15 parole ossia 140 e 160 caratteri?! Vero. Ma è vero che la description equivale a forgiare una sorta di claim per rendere attraente i contenuti della pagina e attirare il lead alla sua visita?! Vero! Ma è vero che le description influenzano gli snippet poi in uscita elaborati da Google per la presentazione del nostro prodotto/servizio nelle SERP? Vero! Ma è vero che l’unicità delle description va tutelata per ogni singola pagina? Vero. Ma è vero che il contenuto deve essere coerente con il tema del sito? Vero, sentenzia Faraoni Enrico, ceo di Umbriaway Consulting, che aggiunge, deve anche usare frasi articolate chiare e poco surreali e non deve essere volatile nel senso di generico, perchè la description convoglia l’utente verso qualcosa che sta cercando e quindi deve attirare con contenuti pertinenti il visitatore. Ma del meta tag keyword ne vogliamo parlare? Al contrario degli anni novanta oggi è irrilevante, tutto al più dobbiamo usarlo come un rafforzamento posizionale dell’ informazione o qualcosa che cattura una esigenza inespressa sui motori di ricerca non ancora frequente. Oggi quello che noi sappiamo sulla seo è che parliamo di una congruenza di molteplici fattori e non più di particelle isolate rilevanti, poi anche più di 40 keyword vengono considerate spam dai crawler (virgola spazio come criterio di separazione). Oggi il meta tag keywords è relegato al compito marginale di mafioso che suggerisce e rafforza a completamento di una comunicazione generale che va ben oltre il singolo tag. Ciò non toglie che una pertinenza e coerenza di contenuti va rispettata, perché se vogliamo disegnare un tondo non ci mettiamo a inserire nel nostro mosaico generali degli angoli. E sul meta tag language? Serve per sfruttare gli strumenti di traduzione automatica e nella proprietà content o nella class di un div posso scrivere “notraslate” per impedire la traduzione. E’ bene ricordare che i documenti vanno specificati a un server web, per questo un documento html ha la clausola iniziale doctype. Con il meta tag robots posso dire al crawler se indicizzare la pagina o meno e ci sono alcune proprietà come index, noindex, follow e nofollow che fanno al caso nostro per migliorare la qualità dei nostri contenuti. I follow e nofollow vengono usati sui link quando io voglio validare o meno l’autorevolezza di un link esterno che deve essere pertinente e di valore aggiunto ai nostri contenuti. Le modalità per impedire di visualizzare i contenuti sono molteplici, posso proteggere le password con le cartelle, usare il noindex al meta tag robots come detto o agire sul file htaccess nella root del sito. Se non inserisco nessun meta tag robots gli spider partiranno in quarta a indicizzare tutti i contenuti. All’ interno dei meta tag posso anche personalizzare quello che uno spider deve fare o non deve fare con una sintassi del tipo “nome dello spider” legata a “una azione da compiere”. E sul file robots.txt quali istruzioni posso impartire? Vitali sono le proprietà User Agent che fa riferimento a quale robot il comando si applica e Disallow che serve a indicare quale è il contenuto da bloccare. Ad esempio per bloccare l’accesso a tutti gli spider al file dio.html scriverò Disallow: /mio.html, per non leggere i pdf: Disallow: /*.pdf$ etc. In rete si possono trovare numerose informazioni correlate a come impostare il file robots.txt in base alle proprie esigenze. I meta tag sono anche utili per settare i contenuti dell’ autore che acquisteranno sempre più importanza e il set di caratteri unicode, il più performante per visualizzare lingue straniere come l’arabo per esempio risulta essere utf-8. I contenuti di una pagina vanno organizzati con delle intestazioni che risultano essere molto importanti in ottica seo. Un tah h1 seguito da un sottotitolo h2 rende performante le nostre keywords. L’uso di questi tag deve essere decrescente per indicare agli spider una progressione di rilevanza. I ragni del web scansionano dall’ alto in basso e da sinistra verso destra quindi macinano subito quello che trovano in cima nella pagina. Posso anche stilizzare i tag di intestazione con regole css dove stabilisco font e size. Parlando invece dei link ricordiamoci anche di ottimizzare l’attributo TITLE all’interno delle ancore, sappiamo che una performances seo si ottiene curando i dettagli rispetto ai competitors quindi se parlando di vendita di autoveicoli nel title che tutti omettono scrivo = vendita autoveicoli Terni avrò senza dubbio dei vantaggi rispetto a chi non lo fa. In questo caso aiuta i nostri utenti, dando una caratterizzazione definita, gli utenti ritornano da noi se sono soddisfatti del servizio offerto, è una semplice questione di accessibilità. Poi i link vanno curati con l’attributo nofollow nel caso in cui ad esempio alcuni commentando i nostri post inseriscono anche eventuali url pubblicitarie. Inserendo nofollow diciamo agli spider di non prendere in considerazione tali contenuti proposti. Nofollow significa che non vogliamo passare la nostra reputazione ai link target. Un altro attributo importante oltre al Rel=”nofollow” e il Rel = “canonical” , che specifica delle regole relativamente ai contenuti duplicati tipo ecommerce con prodotti quasi uguali che differiscono ad esempio per colore ma che hanno pagine uguali. Con questo attributo posso specificare delle regole di visibilità. Si parla di canonizzazione degli URL che è un fattore correlato ai fattori di successo del page rank. E’ stata introdotta anche la proprietà “alternate” all’ interno dei link per risolvere i problemi di duplicazione sulle lingue e per differenziare i template di riferimento. Inoltre la rilevanza portata dai tag come strong, corsivo e sottolineato va rispettata perché gli spider macinano contenuti che vengono messi in evidenza ad esempio dal grassetto e il nuovo tag <strong> che sostituisce il deprecato <b>. Secondo alcuni esperti di posizionamento l’influenza nell’ uso di questi tag sarebbe molto bassa, ciò non toglie che noi come seo specialist umbria dobbiamo applicare le tecniche migliori per cercare dei vantaggi competitivi rispetto ai concorrenti. Su SEOmoz l’incidenza sulla seo di questi tag è pari alla sedicesima posizione e tyra strong, italic e underline non vi sarebbe nessuna priorità. Tuttavia esistono anche semplici regole non scritte di accessibilità, più un testo è digeribile e gradevole per l’utente, maggiore è la possibilità che ritorni sulla nostra pagina. Poi ogni motore ha le sue regole, ad esempio per BING sembra essere importante la keyword all’ interno del tag BOLD <b>. Sempre in ottica di accessibilità è bene ricordarsi che l’attributo ALT delle immagini, il famoso testo alternativo se l’utente per qualche motivo non vede l’immagine, va stilato correttamente, meglio ancora se inserisco una keyword. Anche i tooltip sono molto utili per guidare l’utente verso la migliore esperienza conoscitiva del nostro sito e dei nostri contenuti. In uno dei prossimi articoli con web design Umbria, parleremo del web semantico, approfondendo la questione delle nuove sezioni introdotte da HTML5.

Quanto costa diventare GM figo? Devi fare le lampade? Scoprilo con web design PG, PHP e MySql

Quanto costa diventare Grande Maestro? Che investimenti occorrono per giocarsela pari con Scarlsen o vincere il torneo di Testedimezzo a metà strada tra la provincia di Terni o di Perugia. Ebbene il neo eletto GM Fiasco vincendo questo torneo non si capisce bene se ha dato lustro di più alla provincia di Perugia o quella di Terni ma rimane un fatto inconfutabile: diventare SuperGM a livello locale e non costa mica due bruscolini. Noi di web design Perugia siamo andati a curiosare nel dopopremiazione per chiedere al GM Fiasco quanti soldi ha speso per diventare GM. Ovviamente siamo molto interessati alla fase di sviluppo con mysql e PHP per cui l’intervista era solo un pretesto per estrapolare i dati. Prima di pubblicare su Facebook i risultati dell’ inchiesta abbiamo avuto l’accortezza di prenotare un volo di trasferimento di residenza verso la Patagonia sicuri che il GM non potrà mai raggiungerci, ma andiamo con ordine. Il comparto formazione di umbriaway consulting si é reso conto che uno dei problemi più affrontati da Giacobbo in Vojager é quello della manipolazione dei dati con php e mysql. Ebbene siamo giunti alla conclusione che la questione più delicata é quella della somma dei campi. Molti di voi storceranno il naso per dire: ma sei Paloma o che? Guarda che l’engine storage mette a disposizione la funzione somma. Ok ma non sono mica nato imparato no? Come funziona questa cosa? Ebbene nella prima fase abbiamo quindi intervistato il GM Fiasco con l’idea di capire quanti euro servono in tempi di bce e di globalizzazione per cavalcare l’onda delle divinità che vedono matto in 27 tutto forzato. Una volta capito che il GM ha raggruppato le sue spese in quattro diramazioni principali: spese di rappresentanza con la voce di campo km25, necessarie per tenere sempre in tiro la tensione agonistica, poi intgrazioni alimentari vegane per potenziamento sui finali (campo vega), elettronica di consumo per dispositivi da nascondere accuratamente in posti dove non batte mai il sole (campo cheating) e area di persuasione occulta (campo bustarelle) per vincere velocemente contro forti GM in 20 e conseguire così la terza norma. Ora come potremmo gestire tutte queste spese? Inserire tutti questi campi singolarmente in una tabella come interi non é macchinoso? Ho delle scorciatoie? Una buona idea potrebbe essere quella di inserire nella nostra tabella un campo Type impostandolo a varchar 255 ad esempio perché parliamo di descrizioni e non di numeri che si possono sommare, web designer Perugia riflette anche sul fatto che ci va un ID il solito primary key in autoincremento e anche un campo descrizione, ovviamente quindi il campo price alla fine é quello più importante in quanto ospita gli interi da sommare. Ok ma poi come fai a differenziare le voci del campo Type? Fortunatamente web design Perugia vi viene in soccorso segnalando la clausola GROUP by in mysql. Ma trodotte in pratica queste farneticazioni come si concretizzano? Intanto per fare un albero ci vuole un fiore nel senso che non si diventa programmatori al top nel proprio condominio con le mani bianche e pulite, bisogna sporcarsele ste mani e toccare con mano quello che gli script fanno anche perché solo in questo modo si risolvono i problemi, con la magia del fare. Quindi prima fase creare una tabella con un campo ID, seguito da descrizione, da tipo o type e infine la colonna più importante price che sarà un intero quindi. Famolo e poi creiamo uno script di connessione e di selezione del DB per estrapolare con una particolare SELECT quello che ci interessa. Per andare più veloci come web design Perugia abbiamo tralasciato di inserire i riferimenti della data per le spese effettuate, solo per testare se effettivamente questa funzione SUM é potente: http://www.farwebdesign.com/example/test_connect/paygm/

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