C’era una volta il west, ovvero quando sei sotto casa della ragazza e lei ti risponde: scendo subito, il film dovrebbe finire a breve!

Superwow!

Questa volta la ragazza é giustificata anche se non ha di nuovo mentito affermando “cinque minuti e sono da te” perché questa armonica lentezza che ci mostra anche una mosca che punzecchia un bandito per cinque minuti in totale silenzio (l’incipit sembra caricarti di minacce, attento, se dovevi andare dal barbiere domani la vedo dura per te!) alla fine caratterizza proprio lo stile Sigmund: come travasare l’oceano creativo di Leone in un bicchiere quindi, ovviamente aiutato dalle musichette tipo deserto dei Doors e funghetti al seguito. Siamo nel 1968 con quasi 180 minuti di narrazione compresa una splendida Claudia Cardinale messa bene accanto alla dicotomica coppia buono cattivo Bronson-Fonda e nei titoli iniziali compare anche nel soggetto anche il nome di Dario Argento. Quando il cielo si carica di minacce invisibili e i personaggi si mettono in ascolto del cambio atmosferico che noin è fatto di nuvole ma di impalpabili potenziali aggressioni, si nota anche lui nel contesto generale. Di Bronson si potrebbe dire che è monolitico e fastidioso un pò come De Niro quando recita in venti film diversi mostrando sempre la stessa espressione, mentre Fonda sembra perfettamente calato nella parte di famelico assassino. Il film è la concretizzazione di un sogno che diventa realtà, quando il personaggio iniziale viene sterminato insieme a tutta la sua famiglia, nessuno sa che nel frattempo è sposato e la sua proprietà comunque non potrà essere eliminata per il passaggio della ferrovia, da qui l’idea che si mette in moto da sola: tra mille ostacoli la Cardinale realizza (verso la fine) che il suo congiunto defunto rimorchiato in un bordello aveva in testa l’idea di costruire intorno al suo ranch una città con tutti i crismi, compresa di stazione e uffici istituzionali!

Delirante l’uso sonoro della armonica a bocca che preannuncia sciagure imminenti, mentre da mettere in evidenza l’uso del feedback che compare non solo nei film di Leone ma anche nelle mode di quegli anni (persino ripreso come ossessione vendicativa da Estwood nei primi anni settanta con lo straniero senza nome, primo film firmato come regista in stile west). All’ inizio si ha come la sensazione di un salto temporale con un bambino che viene ucciso durante lo sterminio ma è solo un modo per testimoniare allo spettatore non solo la crudeltà di Ford che é al soldo di un ricco imprenditore di ferrovie che da paraplegico vuole vedere l’oceano pacifico collegato all’ Altlantico, vuole comunicare come il suo stile di assassino si sia evoluto negli anni. Si perchè quando lasci un bambino in vita rischi poi qualche anno dopo di subire una terrificante vendetta da uno più veloce di te con la pistola, in questo caso Bronson che solo alla fine ci mostra la nitidezza del suo ricordo motivante che lo spinge a regolarizzare i conti con chi gli ha ucciso il padre. Anche qui c’è qualcosa di drogante che in qualche modo tiene incollato lo spettatore, persino Fonda continua a stare dietro allo straniero chiedendo cosa vuoi da me, chi sei, perché mi stai ostacolando e anche aiutando (quando a un certo punto il denaro piega i suoi scagnozzi al tentativo non riuscito di farlo fuori su committenza del riccone)?

Bella é la descrizione dell’ epopea west delle cose che vengono erette e fatte ammiccare per fare business in tempi rapidi, gente laboriosa sporca di polvere che conficca a terra pali e strutture per erigere in fretta il sogno americano. Voto come al solito a partire da otto, ma è solo la linea che userà metaforicamente Bolt per spingere le sue valutazioni verso adeguati ripensamenti: filmone pazzesco da vedere e rivedere su iphone anche quando la ragazza del quinto piano non scende per fare bisboccia!

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